Produrre Suvignon, trovarsi un terreno pressoché adatto a quest’uva, essere in collina con un microclima favorevole alla sua coltivazione non ha prezzo; per tutto il resto bisogna recarsi nella patria di questo vitigno che può essere amato o odiato, senza vie di mezzo, per la sua particolare struttura.
Partiti in una mite mattina italiana di pieno inverno, siamo arrivati in Val de Loire, dove il clima ha semplicemente rispecchiato quello lasciato oltre le alpi.
La prima tappa è in un piccolo paese a pochi chilometri da Sancerre: Sury en Vous. Il paese è deserto, una sorta di scenario ottocentesco, fitta nebbia per le vie strette, confinate da case con tetti aguzzi, e in giro praticamente nessuno.
Camminando in solitaria tra le vie deserte ci avviciniamo alla cantina Matthias et Emile Roblin”. Gestione famigliare, è una dei più piccoli produttori di Sancerre. Ad accoglierci la famiglia al completo, genitori e due figli di un’ospitalità estremamente cordiale, quasi fossimo persone di famiglia. Ci hanno introdotto in una piacevole degustazione di prodotti giovani e freschi, proseguendo con bottiglie di annate più vecchie e concludendo con l’apertura di bottiglie storiche, prodotte dal nonno. Esperienza bella che ci permette di continuare il nostro “viaggio” con un sorriso in più; qui abbiamo avuto i primi approcci a questo, iniziando a capire e confrontare le caratteristiche del Sancerre con quelle del nostro Enos I.
La seconda fermata si chiama Sancerre. Paese che da il nome alla DOC, principale zona produttrice di Sauvignon. Entriamo a “La Moussiere” di Alphonse Mellot. Considerato uno dei più famosi produttori di Sancerre. Ambiente ospitale, in centro paese, costruita su più livelli. E’ una cantina vecchio stile anche se tecnologicamente moderna. La barricaia è scavata nella roccia. L’ambiente che ci ha accoglie è come prima, famigliare e cordiale. Ci seguono nella degustazione con attenta professionalità. Non si tratta di un semplice assaggio, freddo e distaccato davanti a delle bottiglie e dei bicchieri, ma si svolge un’accurata e tecnica degustazione di tutti i vini direttamente dalle vasche, che si conclude con l’assaggio di vecchie annate.
Il viaggio però, come ogni itinerario che si rispetti deve concludersi nel luogo dove il Sauvignon ha trovato il suo nido, dove il produttore per eccellenza riesce a mixare qualità e serietà di lavorazione, dove la vocazione della coltivazione ha fatto del Sauvignon il vino che si conosce in Francia e nel mondo.
Il nostro viaggio termina con la visita a casa “Didier Dagenau”. Cantina molto moderna rispetto alle altre visitate, un’accoglienza professionale e meno famigliare. La degustazione dei vini non ha bisogno di troppe descrizioni. Ciò che dobbiamo conoscere si esprime in tutto il suo corpo e potenziale appena il vino viene versato nel bicchiere. Il paragone con il nostro Sauvignon è decisamente di buon auspicio, non siamo lontani…dobbiamo maturare e fare ancora esperienza ma l’attuale livello dell’ Enos I è già buono e promette margini di miglioramento.
E’ stato un viaggio alla scoperta del Sauvignon, un viaggio volto a comprendere e capire un vitigno estremamente diverso in ogni zona in cui cresce e si trasforma in vino; un viaggio che mi ha aiutato a capire ancora di più questo splendido vitigno, che mi ha lasciato impresso quell’ambiente che ci ha accolto. Un ambiente un pò freddo e nebbioso,che rispecchia quel Sauvignon, intrigato e ricco di profumi che devono essere scoperti, come quella Sancerre che deve essere vista tra la nebbia che ne “oscura” la bellezza.


