“Le strade di Montauto sono antiche, percorrono e conducono a luoghi estranei dai flussi di traffico. Qui la Toscana è unita all’alto Lazio dalla memoria etrusca e dalla natura. Da una parte Vulci, dall’altra Manciano, Saturnia e Pitigliano. Ma, pur essendo vicini, i paesi sono una realtà diversa, in qualche modo spostata.

A volte si può lasciare senza abbandonare. Riccardo Lepri si è laureato in economia ed è andato lontano dalla campagna. La distanza può servire a capire il valore del distacco e allora, a volte si ritorna, più forti e convinti, più innamorati.

Riccardo tornò a casa, da un giorno all’altro. Andò da suo nonno e gli disse che avrebbe voluto occuparsi dell’azienda di famiglia. Il nonno non si fidò. Volle verificare le sue motivazioni e lo sottopose ad un anno di tirocinio che assomigliava molto di più ad un addestramento marziale da caserma: sveglia alle 6 del mattino e lavoro duro fino al tramonto. Marciare e marciare, imparare e imparare. Un anno nel quale non mancarono scontri e sfuriate tra nonno e nipote che, giorno dopo giorno, capivano di assomigliarsi moltissimo anche se mai lo avrebbero ammesso. Un anno nel quale Riccardo divenne padrone della materia ancor prima che della terra e scoprì la grande emozione di produrre il vino, di entrare a far parte di un rito che si ripete dalla nascita della cultura umana. Lungo la strada tracciata dal nonno, in mezzo ai vigneti più vasti della bassa Maremma, si è formata così una nuova generazione di viticoltori. Nel 2005 uscì così la prima annata targata Riccardo e si scoprì che lo Chardonnay ed il Sauvignon potevano anche essere made in Maremma. Non un sacrilegio né un miracolo, ma una realtà.

Lo stemma dell’azienda, con l’iniziale di Montauto che si incrocia all’uncino da buttero, ora vuol dire che in Maremma, terra di vini rossi, si fanno vini bianchi che bevono anche i francesi.

Enos è il nome del nonno. Nomen omen, qualcuno potrebbe dire. Enos è così anche il nome del Sauvignon maremmano che miete successi in giro per il mondo. Oggi, il nonno colonnello, nell’orgoglio muto di chi è felice che il suo lavoro venga continuato dalla sua famiglia, tiene incorniciato un articolo di giornale che racconta il successo del nipote nel mondo dei vini.

Il nipote maledice di aver scelto questa strada piena di fatica e, contempo, è convinto che sia la cosa migliore che abbia mai fatto”.

da  Vini di Maremma